Todo Modo e Snowpiercer: due facce della stessa medaglia

Il potere, e la fame per esso, sono probabilmente i principali “problemi” – o difetti – dell’essere umano.
Una caratteristica che chiunque nasconde in sé e che, appena ha la possibilità di approfittarne, non ne farebbe a meno a nessun costo.

Quella che segue è un analisi di una tematica specifica che penso sia presente in entrambi i film. Per la recensione più generica su Todo Modo vi rimando qui: (https://www.instagram.com/p/Bw625JblZfj/?igshid=1p3f2ur082olq )

Elio Petri è un regista che fece della sua filmografia uno specchio anche politico, creando vere e proprie opere di denuncia. I suoi film risultavano (e lo sono tutt’ora) molto scomodi per la situazione socio-politica in cui viveva – non a caso fu affossato spesso e volentieri dalla critica

Todo modo ha la fortuna di esprimersi su due livelli: in modo prettamente testuale; quindi la derisione dei poteri alti e in particolar modo della democrazia cristiana, e in modo meno leggibile – tra le righe – attacca la DC per parlare di un “problema universale”, una fame di potere che deriva nientemeno che dalla natura umana. A dimostrazione di ciò ci sono le tante scene con Volontè dedito a non voler ammettere la propria malattia, quella di tutti noi, la malattia del potere; perché anche se con le migliori intenzioni, finirà sempre rinchiuso in questa “ruota”.

Esempio: https://youtu.be/umftK8_zpyg

È un concetto questo, che qui Petri rende della DC, ma che è tale anche nel comunismo e in altre forme politiche.
Il Moro di Volontè è proprio la dimostrazione di ciò, prova ad auto-convincersi di essere onesto, di non rubare, di non bramare il potere…
Ma sappiamo tutti che non sarà mai, per nessuno, così.

Dall’altra parte c’è Snowpiercer, un film sicuramente più accessibile, ma anch’esso con un messaggio ben più interessante nascosto in profondità.
Se quello che salta all’occhio è la differenza di classe e la rivoluzione dei poveri, non è lo stesso per il discorso che verrà messo in atto negli ultimi minuti e che eleva questo film su un livello di profondità parecchio superiore.

Dal momento che il protagonista arriva all’ultimo vagone, e quindi al creatore del treno nonché alla massima ricchezza; pian piano si rende conto – grazie anche ad un monologo del ministro Wilford – di come in realtà non ci sia via di fuga, di come qualsiasi stato sociale porti intrinsecamente o meno, a una gerarchia.
La ruota del potere inghiotte chiunque senza pietà, il rivoluzionario – una volta abbattuto il potere – diverrà lui stesso il potere, la povertà tornerà per quelli che furono ricchi e così, senza sosta alcuna.
Proprio qui il film però si ferma, e decide che l’unico modo per far uscire i protagonisti da questo circolo vizioso è farli passare per vie laterali – facendo esplodere il treno e abbattendo il potere – cosicché possano tornare allo stato primario dell’uomo: tra la natura e senza civilizzazione.

Ed ecco perché i film vanno a parlare della stessa cosa, entrambi sono lo specchio della nostra triste natura umana.
Todo modo e Snowpiercer sono entrambi dei film simbolo per descrivere lo stato attuale (e probabilmente immutabile) del potere.

~ Stefano Spinozzi aka Noodles

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