Il Cinema e la rivoluzione Marvel:

SPOILER ALERT: nell’articolo sono presenti spoiler riguardanti Spider-Man Far From Home.

Il Marvel Cinematic Universe, ormai sempre più radicato nell’immaginario pop, non guarda in faccia a nessuno. Tra sperimentazioni più o meno riuscite, un comparto marketing invidiabile e incassi da capogiro, le produzioni Disney-Marveliane hanno conquistato gli spettatori (occasionali e non) e hanno assunto una rilevanza senza precedenti nei bilanci annuali dei vari multisala di tutto il Mondo.

La rappresentazione delle ultime fatiche tutinare, sequel indiretto del divisivo Avengers Endgame, è il secondo capitolo di un fresh-start tripartito sull’Uomo Ragno, lo Spider-Man di quartiere che abbiamo visto ormai in tutte le salse.

N.B. Seppur la presenza di un terzo film sia lapalissiana, non vi sono ancora annunci ufficiali al riguardo.

LA TRANSMEDIALITÀ DEL SUPEREROE:

Nonostante i film dell’MCU vengano spesso snobbati da un pubblico più abituato alla cine-diversità, è sempre meno raro trovare, all’interno di essi, discorsi interessanti sulla costruzione dell’istanza narrativa o sui ribaltamenti dei classici stilemi del cinefumetto.

È proprio questo lo snodo degli ultimi film MCU – non siamo più di fronte ad uno storytelling tradizionale, piuttosto, cinema e fumetto hanno raggiunto l’apice della loro unione concettuale (discorso analogo può essere fatto per il meno recente Spider-verse). Così come nelle tavole disegnate possiamo trovarci di fronte a retcon, ad una ricerca spasmodica di continuity, alla presenza di team-up e tie-in, anche in questo universo cinematografico (ormai non più embrionale) è possibile riscontrare gli elementi appena elencati.

La possibilità di narrare le gesta del supereroe in un contesto transmediale è la cosiddetta “gallina dalle uova d’oro”, sia dal punto di visto economico sia per le occasioni di integrazioni in un contesto più verosimile e attuale di quello fumettistico. La presenza concomitante di albi da leggere in vista del prossimo film e gli scaffali colmi di Action Figures rappresentano, dunque, le icone all’interno di un contesto già iconico di per sé. La realtà si unisce alla fantasia, in un connubio armonioso e spiccatamente attivista.

Alcune regole della produttività fumettistica, però, vengono meno: non esiste più l’eroe che trascende la temporalità umana, perdendo di fatto una delle tante caratteristiche che lo rendeva (e lo fa tuttora) super. Lo sviluppo orizzontale necessita del processo di crescita – l’eroe matura, invecchia e si ritira (o muore) ma, al contrario delle tavole, non esiste modo di portarlo indietro.

IL CINEMA COME STRUMENTO:

Le tematiche trattate nei cinefumetti sono sempre più vicine ai dibattiti del contemporaneo. Tra le tante troviamo la gestione dei personaggi LGBTQ, l’emancipazione femminile, il suicidio e, nel caso di cui andremo a parlare, l’attendibilità dei media.

Quentin Beck, aka Mysterio, fu la mente dietro alla creazione della tecnologia BARF, rubata e rimaneggiata da Tony Stark, che lo allontanò con la scusa che fosse instabile – comodo no? Rimasto a covare il livore per anni e anni assembla un team di scienziati (alcuni in qualche modo collegati al defunto Iron Man) per ottenere la sua rivalsa. Quale modo migliore di farlo se non sostituire l’ex mentore di Spider-Man? A Parker, infatti, verrà dato l’onore e l’onere di mandare avanti la baracca, ma per colpa di un malinteso verbale si ritroverà a consegnare EDITH, un sistema satellitare di difesa, nelle mani del nuovo anti-“eroe”.

Da qui assistiamo ad un meccanismo di metanarrazione piuttosto inusuale nel panorama mainstream, ma di forte impatto tematico – siamo di fronte ad un film all’interno di un film. Assistiamo alla creazione di un cinecomic, all’interno del cinecomic stesso.

ARS INGANNATORIA:

I supereroi diventano fenomeno mediatico anche all’interno dell’inganno cinematografico, motivo per il quale Beck decide di creare delle minacce (grazie a dei proiettori olografici montati sui droni) per poi neutralizzarle da solo. Un uomo costretto ad inscenare qualcosa di spettacolare pur di acquisire fama e avere modo di dire la sua. Questo inganno è esplicitato ulteriormente nella costruzione stessa del film: Jon Watts, McKenna e Sommers sono legati indissolubilmente ai cinecomic, progetti di forte risonanza mediatica, utili per veicolare in maniera più o meno immediata un messaggio. Intenzionati a rompere le barriere tra fantasia e realtà attraverso un legame emozionale tra spettatore e personaggi, riescono a creare un sistema di matrioske in cui la validità di ciò che è reale diventa effimera.

Come in una vera e propria troupe cinematografica, Beck gestisce le inquadrature, si fa spolverare il costume e gioca con l’esagerazione degli effetti speciali. Protagonista del suo stesso inganno, agisce da lontano, in una tuta che ricorda quelle utilizzate per il motion capture, muove i droni con i sensori e parla attraverso un microfono. La sovrapposizione non solo è totale, ma è ribaltata. A rappresentare il vero all’interno della finzione sono proprio le pallottole e la distruzione, tangibili dai personaggi. A rappresentare il finto all’interno della verità è, invece, Mysterio.

“It’s easy to fool people when they’re already fooling themselves.” – Quentin Beck

È con questa frase, posizionata a regola d’arte, che il messaggio diventa chiaro. Schiavi della tecnologia e della manipolazione delle notizie, ciò che ci appare chiaro ai sensi assume valenza reale, ora più che mai; empirismo ai massimi livelli. Le persone si lasciano dunque andare al complottismo e il motivo, nonostante possa risultare nascosto ad alcuni, è di una banalità disarmante. Il bombardamento mediatico, la mancata filtrazione delle notizie e l’ignoranza sono le cause principali di questa situazione di costante dubbio.

Il finale del film ce lo dimostra, un’ultima volta: un filmato, chiaramente manipolato, mostra Beck intento a rivelare al Mondo la vera identità di Spider-Man, facendo di sè stesso un martire. Il villain vince, gli schemi si ribaltano.

Cosa ne sarà di Parker non è rivelante dal punto di vista concettuale, la questione rimane irrisolta di proposito. L’istanza narrativa non ci dà modo di sapere se il popolo crederà ciecamente alle parole di Mysterio, così come fu pronto ad acclamarlo, oppure andrà a verificare tale notizia attraverso la fattualità. Risulta inoltre di grande rilievo, nella serialità del cinema contemporaneo, il meccanismo del cliffhanger, adito alla costruzione delle aspettative per la pellicola successiva.

In extremis potremmo dire che il film, nella sua omogeneità costruttiva, rappresenti, al contrario di Endgame, la summa concettuale e narrativa di questo grande meccanismo produttivo. La prova definitiva che i cinecomic non vanno sottovalutati, ma studiati come fenomeno di cultura pop.

~ Simone Malaspina, aka Ozymandias

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